giovedì 23 giugno 2011

NUOVI RICONOSCIMENTI PER LA LOMBRICOLTURA

Finalmente qualcosa comincia a muoversi nella coscienza ecologica delle amministrazioni locali e dei grossi imprenditori privati. A giugno infatti abbiamo avviato in Piemonte un impianto di lombricompostaggio per il trattamento e la trasformazione in humus di tutti i rifiuti verdi di un Comune del torinese.

Impianto in costruzione:



Impianto finito:

Inoltre in maggio abbiamo installato il primo allevamento di lombrichi sotto serra fotovoltaica in Sicilia, abbinando cosi' la produzione di energia pulita da sorgente solare al riciclo di scarti organici derivanti da aziende agroindustriali.

mercoledì 6 aprile 2011

La Fertilità della Terra e le sue Dinamiche. Esperienze di biodinamica: La Vita del Lombrico

di Paolo Pistis

In agricoltura biodinamica il lombrico rappresenta un punto cardinale di estrema importanza. Infatti assieme all’ape e alla mucca ha titolo di rappresentante per l’attuazione della fertilità. Per inciso, il fondatore dell’agricoltura biodinamica, Rudolf Steiner, aveva già lanciato l’allarme sulla mucca pazza nel 1910 e sul pericolo d’estinzione dell’ape nel 1923, successivamente nel 1924 poneva l’accento sulla salvaguardia del lombrico. Perché proprio il lombrico? Che cos’ha di straordinario?
Il lombrico oltre a scavare gallerie che drenano e arieggiano il terreno è capace di metabolizzare e trasformare la sostanza organica in humus, la base della vita del terreno. È un vero e proprio “intestino” strisciante con il compito di mantenere in circolo la vita. Prerogativa essenziale per ogni cosa che è viva, è che ci sia sempre movimento delle forze vitali e mai staticità. Il lombrico è innocuo, mite, solitario o in compagnia di altri simili, non crea mai danno, non disturba mai nessuno! Salvo qualche persona che non sopporta la sua vista, la sua presenza mette gioia e pace nell’osservarlo. È un lavoratore instancabile, silenzioso il cui compito è solo quello di creare vita! Cioè Humus, dove troviamo i giusti elementi nutritivi per la crescita delle piante. Recenti studi confermano che il lombrico riesce a migliorare la struttura del terreno e a disinquinare i terreni, mettendo le sostanze dannose incapsulate negli strati più profondi e rendendo il terreno agrario più pulito. Per uccidere i lombrichi basta poco: un po’ di diserbante o altri pesticidi e possiamo distruggere intere aree e non vederli mai più per anni; oppure schiacciarli con il trattore o peggio ancora macinarli con gli attrezzi agricoli …

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Per avere una forte e utile fertilità a disposizione è bene avere nel proprio terreno un certo numero di lombrichi. Quando il loro numero è notevole, ad esempio abbiamo almeno 50-60 lombrichi per metro quadrato, vale a dire circa 4-5 lombrichi per ogni vangata, allora siamo sulla buona strada. Infatti, ciò corrisponde a circa mezzo milione di lombrichi per ettaro! Che possono essere paragonati a una mucca sotterranea che bruca e produce concime… bisogna favorire questa condizione perché porta dei risultati che fanno risparmiare:

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1.Mantengono il giusto grado di umidità della terra e quindi diminuiscono il numero delle irrigazioni.
2.Drenano il terreno in caso di eccessive piogge e quindi non fanno ammalare il prato.
3.Liberano elementi nutritivi e le concimazioni diminuiranno.
4.Concorrono a mantenere le piante sane e quindi diminuiscono le spese dei prodotti fitosanitari impiegati, ecc.

Eliminando per prima cosa le sostanze dannose che possono ucciderli (anche se alcune di esse sono ammesse nel biologico) e poi favorendo il loro ciclo riproduttivo. Per aiutare la buona riproduzione dobbiamo attuare alcune tecniche molto semplici:

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Bisogna avere nel proprio terreno alcuni lombrichi, se non li abbiamo dobbiamo metterceli, prendendoli da altri terreni, oppure li possiamo attirare con vere e proprie mangiatoie, seguendo questo metodo:

Mettere negli angoli degli appezzamenti dei piccoli mucchietti di erba, foglie e stallatico.
Ricoprire il tutto con un telo plastificato scuro e poi di nuovo foglie, in questo modo manteniamo un certo grado di umidità e proteggiamo i lombrichi dai predatori, soprattutto dai merli.
Bagnare di tanto intanto con tisane di ortica e camomilla.

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Noterete che sotto il telo compariranno i lombrichi che durante il giorno saranno al riparo mentre di notte si allontaneranno per “lavorare”…

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Possiamo irrorare su tutta la superficie del nostro terreno il preparato biodinamico Fladen* Colloidale: questo preparato, a base di stallatico e gusci d’uovo, consente di stimolare la ghiandola calcifera del lombrico favorendone la riproduzione. Si procede in questo modo:

1.Si sciolgono in 30 litri d’acqua tiepida e molto pulita 100 gr di preparato fladen e si dinamizzano rimescolando energeticamente per 60 minuti.
2.Si irrora la soluzione sul terreno preferibilmente di sera.
3. Si ripete l’operazione per tre sere consecutive con clima umido, questa operazione va fatta in autunno o meglio ancora a inizio primavera.

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Così facendo si instaurerà un specie di “odore” capace di attrarre il lombrico anche dai campi vicini, similmente come fa il formaggio con i topolini… Se quest’ultima tecnica viene fatta spesso, anche 3-4 volte l’anno, e i lombrichi avranno sufficiente cibo e riparo, vedrete un aumento esponenziale nel giro di un anno. Per inciso il lombrico è ermafrodita e raramente si accoppia, ma da un individuo a fine anno possiamo avere anche cento esemplari! e dopo 2 anni il vostro terreno avrà raggiunto un situazione favorevole. Spesso si assiste al fenomeno dell’autofertilità; per cui non sarà più necessario concimare se non ogni 4-5 anni. Ciò accade nel frutteto e nel vigneto a conduzione biodinamica. Nel silenzio e nella quiete del suolo i lombrichi, nostri amici ci faranno compagnia … Buon lavoro.

martedì 29 marzo 2011

Novità: i KIT di LOMBRICOMPOSTAGGIO - la lombricoltura per tutti!

KIT LOMBRICOMPOSTAGGIO x tutti - €40

- lombrichi (n.1500) con istruzioni
- sacchetto humus 3 lt.
- dvd
- manuale compostaggio (come costruire un composter, come preparare un buon terriccio)

KIT DIDATTICO x ragazzi - €70

- lombrichi (n.1500) con istruzioni
- sacchetto humus 3 lt.
- alimentazione
- libro “L’allevamento moderno del lombrico”
- dvd
- dispensa lombricoltura
- manuale compostaggio (come costruire un composter,come preparare un buon terriccio)

KIT PER SCUOLE - €100


- lombrichi (N.2000) con istruzioni
- sacchetto humus 5 lt.
- libro “L’allevamento moderno del lombrico”
- dvd
- dispensa lombricoltura
- materiale didattico illustrativo
- planimetria piccolo orto
- progetto scuole 1 & 2
- manuale compostaggio (come costruire un composter, come preparare un buon terriccio)

lunedì 10 agosto 2009

L'importanza dell'HUMUS

L’humus di lombrico è ricco di sostanza organica, indispensabile per mantenere la fertilità dei suoli.
L'uso dell'humus di lombrico è finalizzato ad aiutare l’ambiente e la natura, ridurre l’inquinamento (aria, acqua, terra), diminuire il processo di desertificazione in corso, e produrre cibi sani e genuini e di qualità maggiore.
L’humus di lombrico aumenta e mantiene la fertilità ridando vigore alle piante, stimolando la crescita per il proprio alto contenuto ormonale. E’ un prodotto vivo per l’alta carica batterica, e di assoluto valore ecologico. Inoltre, non presenta controindicazioni di alcun tipo.
Chiunque può ottenere dell'humus di lombrico, con un semplice e piccolo allevamento casalingo: basta 1 metro quadrato.
Da tutti gli scarti della vostra cucina, dell'orto e del giardino otterrete in poco tempo dell'ottimo humus da usare per le piante da frutto, per rendere più rigogliose le piante di appartamento, i fiori, ecc..

mercoledì 29 luglio 2009

Le vostre esperienze

Scriveteci parlandoci della vostra esperienza e le vostre idee per tutto quello che riguarda l'ambiente, la desertificazione, gli orti urbani, la filiera corta, l'uso di concimi e terricci fatti da noi per il reintegro di sostanza organica, il riciclo, ecc..

Aspettiamo le vostre voci!

mercoledì 15 luglio 2009

Il biochar, una speranza per i suoli e l'atmosfera

L’unione di pratiche sostenibili in agricoltura e silvicoltura potrebbe costituire una svolta epocale per risolvere al contempo il problema dell’erosione ed impoverimento dei suoli e quello del riscaldamento globale. Sia i residui agricoli che la biomassa delle foreste possono, infatti, essere convertiti in fertilizzante e combustibile mediante un processo semplice, chiamato biochar. Il biochar è ottenuto scaldando la biomassa in assenza di ossigeno, in un processo pirolitico di carbonizzazione, che consente lo “stoccaggio” del carbonio da essa contenuto. Il secondo vantaggio è rappresentato dall’uso del biochar in agricoltura, in quanto costituisce un ottimo fertilizzante agricolo.
In un documentario la BBC, ipotizza che il mitico El Dorado degli indios, affannosamente cercato dai Conquistadores spagnoli fosse, in effetti, la “terra preta”, un terreno concimato dall’uomo. Alcuni ricercatori, come Heckenberger e Steiner hanno studiato a fondo il suolo in Amazzonia, trovando come la fertilità sia stata fabbricata dagli stessi indigeni, mischiando cenere ottenuta da legno e compost con la terra povera e gialla, tipica del suolo amazzonico. Questo permetteva loro di coltivare yuca, patate, igname, mais, e alberi da frutto in piena foresta, su un territorio grande come la Francia!
Secondo uno studio condotto in Australia, il 12% delle emissioni antropogeniche dell’agricoltura potrebbe venire eliminato passando ai sistemi di carbonizzazione della biomassa che, adeguatamente incentivati da politiche agricole locali, possono evolvere in filiere virtuose, con la produzione di biofertilizzanti, biocombustibili ed anche il carbone attivo per il filtraggio dell’acqua. La pirolisi viene oggi impiegata su scala industriale per produrre fertilizzante bio dagli escrementi del pollame, del valore di 500€/tonnellata; ottimi sono anche gli scarti da segheria, i noccioli delle olive ed i gusci di noce.
La lezione degli indios dell’Amazzonia è chiara, anche per noi in città: la materia circola. La messa in discarica ha, alla lunga, dei costi esponenziali, dovuti non solo alle enormi quantità di rifiuti da trasportare ed accumulare inquinando, ma anche alla perdita degli elementi nutritivi (per la terra) contenuti nei nostri avanzi alimentari! Possiamo iniziare tutti, magari dai resti del caffè…

(da www.ecoblog.it)

lunedì 13 luglio 2009

Lombrichi in vacanza in Montagna

Proprio pochi giorni fa abbiamo mandato i nostri lombrichi in vacanza: dopo un viaggio in elicottero, sono atterrati a 2200 m, presso uno dei più bei rifugi delle nostre montagne. Lì, oltre alla villeggiatura, dovranno anche occuparsi di trattare tutti gli scarti di natura organica prodotti sia dai villeggianti che dalla normale gestione del territorio. Trasformati in ottimo humus, verranno usati dal gestore del rifugio per abbellire il rifugio ed i suoi immediati dintorni con bellissimi fiori e piante.
Della serie: qui produco rifiuti, qui li trasformo e qui li ri-uso, senza spese di trasporto e smaltimento = KM.ZERO - ordine e pulizia, con grandissima buona volontà, ed estremo rispetto dell'ambiente.
Vi terremo aggiornati sull'evolversi degli eventi.

(B.C)

mercoledì 4 marzo 2009

UN MEGA IMPIANTO DA 25 MILIONI DI EURO!

PIERO BACCA 

  • Un investimento da 25 milioni di euro, impianti tecnologicamente all’avanguardia e impatto ambientale pari a zero. Ma soprattutto la possibilità di trasformare gli scarti organici in risorsa, in linea con i nuovi processi di gestione dei rifiuti previsti dal Piano regionale. Sarà una vera e propria «fabbrica del compost», quella che sorgerà in una vecchia cava tra Lecce e Cavallino, in località Masseria il Pino, un’area degradata che già in passato era caratterizzata dalla presenza del vecchio inceneritore Saspi e che ora verrà riabilitata da un moderno impianto a servizio dell’Ambito territoriale. In sostanza, la parte dei rifiuti organici prodotta dalla popolazione del bacino d’utenza verrà trasformata in fertilizzante di qualità da immettere sul mercato. 
  Il progetto, avviato nel 2004 dalla società Ecologia Levante - anticipando quelli che sarebbero stati gli orientamenti della Regione in tema di smaltimento dei rifiuti - ha già superato in conferenza dei servizi il faticoso test della Valutazione d’impatto ambientale (Via). Una procedura durata 9 mesi, in cui sono stati valutati positivamente tutti gli aspetti tecnici ed ecocompatibili contenuti in un corposo studio connesso al progetto. 
  La zona in questione ha una superficie totale di 5 ettari e la struttura verrà realizzata sul fondo della cava, circostanza che eliminerà anche il problema dell’impatto visivo. Tecnicamente si chiamerà «impianto di digestione anaerobica della frazione umida», indicando così un trattamento che dovrà avvenire in assoluta assenza di ossigeno in 12 silos-digestori ermeticamente chiusi. Una lavorazione, dunque, che non comporterà la dispersione di odori o di gas naturali che costituiscono il sottoprodotto dei processi di trasformazione naturale, quali il metano (circostanza che si verifica, invece, nelle normali discariche). Questi gas, infatti, verranno convogliati in tre cogeneratori dotati di marmitte catalitiche (che costituiscono l’unico punto di emissione) e collegati ad un alternatore che sarà in grado di produrre 3 megawatt di energia da immettere nella rete nazionale. 
  A illustrare quali saranno le fasi di lavorazione è l’igegner Piero Licignano, che sin dall’inizio ha seguito il progetto. 
  «L’impianto - spiega - si compone di 12 dodici “dig estori” nei quali verrà conferito il rifiuto organico. Qui avverrà la prima fase anaerobica della lavorazione che renderà il materiale inerte. Questo verrà poi depositato su un piazzale coperto per una ulteriore maturazione. Il compost, in seguito, verrà avviato alla seconda fase del trattamento in una serie di vasche. Ad attenderlo ci saranno i “lombrichi rossi della California” che lo muteranno in humus pronto per essere impacchettato. Nel complesso - spiega il progettista - l’intero ciclo di lavorazione durerà una settantina di giorni e soddisferà il fabbisogno di tutto il bacino - ed anche qualcosa in più - per quel che riguarda il trattamento della frazione organica». 
  Qualche cifra serve a darne la dimensione. La struttura avrà la capacità di accogliere e trasformare 91mila tonnellate di rifiuti organici, vale a dire 250 tonnellate al giorno. Considerato che l’Ato Lecce 1, con i suoi 26 comuni, ne produce 200, si comprende che le esigenze del bacino saranno ampiamente coperte, con qualche margine ulteriore di ricettività dell’impianto. Ma non è tutto. Le acque utilizzate nel processo di lavorazione confluiranno in un fitodepuratore e verranno poi sfruttate per irrigare un terreno alberato presentenella stessa area della cava. «La logica di un impianto di trasformazione - spiega l’in - gegner Licignano - è che tutto ciò che entra deve poi uscirne, come una risorsa, altrimenti sarebbe una discarica. Di strutture come questa - prosegue - in Germania ve ne sono circa quattromila e quasi ogni azienda agricola ha il suo “dig estore”. Si pensi, che un grande impianto di questa tipologia si trova vicino all’area urbana di Monaco di Baviera». 
  Il progettista sottolinea che proprio la positiva Via - capolinea di un lungo e meticoloso approfondimento tecnico sullo studio d’impatto ambientale - è la migliore garanzia che i cittadini possano avere circa l’impianto. Una struttura, quindi, sulla quale si sono espressi favorevolmente Regione, Provincia, Comune di Lecce, Asl, Arpa e Vigili del fuoco; in pratica tutti gli enti e gli organismi preposti alla gestione e al controllo del territorio. E c’è da considerare un altro aspetto legato alla conferenza dei servizi. Il decreto legislativo 152 del 2006 , all’articolo 208, spiega che «l’approvazione sostituisce ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali e costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico, comportando la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori». Il consiglio comunale, dunque, dovrebbe limitarsi solo a «recepire» il progetto. «Che peraltro, sul piano urbanistico - spiega l’ingegner Licignano - riguarda un’area già “compromessa” da precedenti insediamenti. Una tipologia di zona che è proprio la Regione ad indicare quale sito preferenziale per nuovi impianti di questo genere». Un sito degradato che, in buona sostanza, verrà recuperato e valorizzato per fini di pubblica utilità. Quanto ai tempi di realizzazione della struttura, infine, la previsione è che possa essere approntata nell’arco di dodici mesi.

lunedì 23 febbraio 2009

Pubblicazioni sulla lombricoltura

I libri scritti da Luigi Compagnoni, editi DE VECCHI, sono utili a tutti coloro che intendono intraprendere l'attività della lombricoltura, come lavoro alternativo oppure come hobby, senza costose strutture ed ottenere i migliori risultati.

L'ALLEVAMENTO MODERNO DEL LOMBRICO E L'UTILIZZAZIONE REDDITIZIA DELL'HUMUS 

Tratta la possibilità di impiego e la commercializzazione dell'humus.

€ 6,00 + spese di spedizione.

IL LOMBRICO - Un allevamento moderno e redditizio 

Approfondisce l’argomento e i metodi di allevamento.

€ 2,00 + spese di spedizione.

LOMBRICOLTURA (ESAURITO) 

Tradotto in spagnolo e francese.

Spiega come avviare un allevamento e gestirlo al meglio.

€ 3,50 + spese di spedizione.

MANUALE PRATICO DI COMPOSTAGGIO

Descrizione dettagliata delle varie operazioni da fare in ordine cronologico.

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POTETE RICEVERLI SUBITO A CASA VOSTRA IN CONTRASSEGNO (+ SPESE POSTALI): si accettano ordini telefonici, fax, e-mail.


venerdì 13 febbraio 2009

Curiosità

Già da vari anni, in Australia proliferano i negozi specializzati nella vendita di prodotti per il compostaggio domestico dell'immondizia, per la trasformazione dei rifiuti da cucina e orto in terriccio di ottima qualità.
Sono stati creati dei negozi che si chiamano le "boutique del verme", che si occupano della vendita di lombrichi di ogni specie, provenienti da tutto il mondo.
La cosa ancora più interessante è che questo commercio è incoraggiato dagli organi nazionali preposti, preoccupati dalla crescente quantità di rifiuti da smaltire.